Approfondimento

Non potendo essere rappresentate a livello simbolico, le esperienze traumatiche sono immagazzinate a livello iconico e somatosensoriale sottoforma di sensazioni viscerali, immagine visive e reazioni emozionali intrusive che rimangono dissociate dalla coscienza ordinaria: non essendo propriamente dei ricordi ma piuttosto delle memorie non storicizzate, essi si presentano come minacciosamente attuali.

Le intuizioni di Janet presentano interessanti punti di contatto con i più recenti contributi delle neuroscienze, che hanno evidenziato come stress intensi e prolungati tendano a compromettere la funzionalità dell’ippocampo deputato alla codificazione dei ricordi autobiografici espliciti, senza alterare la funzionalità dell’amigdala deputata invece alla registrazione delle memorie implicite:

le tracce mnestiche dell’esperienza traumatica non possono essere rievocate liberamente ed essere inserite nelle narrative personali, mentre la presenza intrusiva di percezioni terrificanti e memorie somatiche interferisce con la vita mentale normale, generando delle paure decontestualizzate, difficili da collocare nel tempo e nello spazio, irrapresentabili nel discorso.

In tali soggetti il tempo sembra essersi fermato all’evento traumatico, essi lo rivivono costantemente, agiscono e sentono come se l’evento fosse ricorrente.

Disorientamento, perdita del controllo, comportamento di fuga, sono gli scenari del disagio traumatico.

Questi scenari possono essere messi al servizio dell’adattamento, dell’identità e della mentalizzazione, al servizio del Sé, e delle relazioni interpersonali.

Possono risolversi, e scomparire apparentemente, continuando tuttavia ad avere conseguenze psicopatologiche nel comportamento e nella personalità, oppure diventare permanenti nella sofferenza dei sintomi significativi del disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD)

L’insieme dei sintomi del PTSD comprende, sia manifestazioni e segni tipici del disturbo da trauma ad esempio: pensieri intrusivi, allucinazioni, flashback, intensa angoscia; negazione ed evitamento, sia reazioni conseguenti a condizioni stressanti (ad esempio: ansia, alterazioni del tono dell’umore, disturbi del sonno, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione.

Negli ultimi anni molti studi hanno focalizzato l’attenzione sugli aspetti neurobiologici del PTSD.

Indagini di brain imaging funzionale, e strutturale (tomografia a emissione di fotone singolo, SPECT, e a emissione di positroni, PET; risonanza magetica RM), e indagini elettrofisiologiche (EEG), hanno evidenziato significative alterazioni bioelettriche, strutturali e funzionali nella corteccia parieto-occipitale, nella corteccia visiva primaria, nell’ippocampo come significativa riduzione del suo volume.

Il trauma è da tempo considerato un ponte significativo tra psicologia e neuroscienze.

Il trauma è stato anche definito “la malattia della plasticità”.

Al contrario dell’apprendimento, si considera il trauma come un impoverimento della connettività sinaptica sottesa a risposte adattive e funzionali, a vantaggio di circuiti attraverso cui il trauma continuamente si riattualizza divenendo un tempo sempre al presente.

L’impiego delle tecniche di neuroimaging consente inoltre di studiare i correlati neurali della psicoterapia e gli effetti sulle funzioni cerebrali.

L’informazione legata a esperienze traumatiche o stressanti non è elaborata completamente, le percezioni iniziali saranno immagazzinate essenzialmente come lo sono state nell’input, insieme con pensieri e percezioni sperimentate al momento dell’evento.

Durante il vissuto di un evento traumatico, le risposte biochimiche da esso elicitate (adrenalina, cortisolo, ecc) bloccherebbero il sistema innato del cervello di elaborazione dell’informazione, lasciando isolate in una stasi neurobiologica le informazioni collegate al trauma, intrappolate in una rete neurale con le stesse emozioni, convinzioni e sensazioni fisiche che esistevano al momento dell’evento.

Secondo questa prospettiva la patologia subentrerebbe quando questo sistema innato si blocca, e l’evento traumatico rimane isolato dal resto della rete neurale non integrandosi al sistema innato che spinge, ognuno di noi verso l’autoguarigione.

Le esperienze traumatiche vengono memorizzate come sensazioni corporee e intensi stati emotivi, e risiedendo nell’emisfero destro possono non venire elaborate e integrate continuando, pertanto, ad esercitare la loro influenza negativa.

Sono state dimostrate diverse alterazioni neuro anatomiche e strutturali a livello cerebrale pertanto è consolidata la visione della stretta relazione della mente, e del suo cervello in special modo, quando un evento psicologico può causare un danno biologico.